Beatrice Niccolai

delle nostre donne, io sono l'errante



Affermava Faber in una intervista, quando gli fu chiesto perchè non amasse essere definito "poeta" - che fino a diciotto anni tutti scrivono poesie. Dopo i diciotto anni solo i cretini o i Poeti, le scrivono.
Visto che mi si definisce poetessa, preferisco definirmi "manovale di parole" per evitare di passare per cretina. Io che da sempre mi definisco


uno spazio vuoto in mezzo alle parole



Hanno detto di me Pino Roveredo, Ezio Vendrame, Giovanni Choukhadarian:

Ho letto Beatrice, con gl'occhi del cuore, quelli che non riescono a schivare la superficialità, e sono condannati a riempirsi il sapere con la verità.
Ho letto Beatrice, inciampando sui miei stessi inciampi, sulle mie stesse capriole, e su quella stessa malinconia angosciante che, con la forza dei prepotenti, ti dipinge e costringe la fatica della vita.
Ho letto Beatrice, rammentando i miei treni persi, e quegl'eterni saluti da spettatore che sospiravano sulle partenze altrui e giuravano a santi senza cielo di cambiarsi la vita.
Ho letto Beatrice, e lo stomaco ha protestato il dolore del c***otto, e poi scongiurato il riposo di una buona, discreta, almeno sopportabile salute.
Ho letto Beatrice, e gl'occhi hanno strappato dal petto l'urgenza del pianto, e i muscoli hanno rovistato nell'affetto e hanno afferrato la voglia assoluta di un abbraccio.
Ho smesso di leggere Beatrice, e ho chiuso i suoi occhi nei miei occhi, e nel buio dove gira la rinascita, ho esaudito il piacere di abbracciarla. Ti voglio tanto bene... Beatrice.

Pino Roveredo
Scrittore
Premio Campiello 2005, Premio Cavallini 2006




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Beatrice, il tuo libro l'ho già divorato;
è una meraviglia che fa sanguinare.

Ezio Vendrame
Poeta, scrittore, ex calciatore di serie A degli anni '70



***


Beatrice Niccolai è poeta in due lingue: italiano e tedesco.
Il verso ha però una natura unica: carnale, viscerale, sanguigna.

L’ellissi praticata da Niccolai, il nascondimento continuo malcelato dalla presenza continua di un io narrante e di un tu (spesso maiuscolo, anche nei pronomi: divinità terrena o scherzo metafisico?) malcelano i temi, anzi il tema, attorno a cui si sviluppa ed evolve questa poesia.
Beatrice Niccolai parla d’amore, da quello fisico e passionale per l’amato a quello di madre per il figlio, e l’intende spesso come dono; lei, non credente, si muove in un campo semantico affine a quello paolino dell’agàpe, del dono di sé.

Autobiografia di fatti accaduti, a capovolgere uno stemma oggi abusato, le poesie di questa raccolta svelano una voce per sua natura non disposta al canto lirico, e tuttavia non estranea al fascino di un metro a volte inconsapevolmente quantitativo – raro però su piede giambico, che male si intonerebbero al registro di mezzosoprano con cui sono intonati.
Ma nella poesia di Niccolai è presente un senso di attesa non disperata né disperante, però viva. Una donna così complessa da poetare in due lingue con uguale padronanza non svela Sinn und Bedeutung di questa o queste assenze.
Si capisce però che molto più è il non detto, nei versi, di quanto reso esplicito: e tanto basta per attendere con curiosità le prove future di Niccolai.


Giovanni Choukhadarian
Critico letterario



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Le nostre donne


Le nostre donne siamo noi
e tutto quello che ci contiene
ha odore di biancheria lavata a mano
nello scrittoio dei segreti

Le nostre donne sono girasoli in fiore
nella battaglia dei giorni
e odore di bucato fresco pulito
sempre steso fuori, dopo il calar del sole

Le nostre donne siamo sodalizio taciuto
sottoscritto con la vita
la tenacia, la dolcezza, gli errori.

Delle nostre donne, io sono l'errante

Le nostre donne
parliamo lingue diverse
alla stessa tavola
ma nell'inguine mai interrotto di Dio
lavate dalle stesse acque del Giordano-dentro
bagnate ognuna d'un colore diverso,

insieme,
le nostre donne formiamo
una bandiera


Beatrice Niccolai
"Le nostre donne"




fra le altre cose dette, hanno detto di me anche:




Ho abitato tutti i tuoi peccati,
disabilitando il cuore
ma non i sospiri della carne.

Ho abitato un tuo pensiero, oggi.
Me l'ha raccontato il cuore
a cui, per vizio o per noia

Tu mancavi


(pied-à-terre)


B.N.



Cerco nella memoria futura
un punto lontano che non sia già passato
e che non abbia il gusto amaro
della tristezza.

Nel vino bagnato di me, ho sciolto,
bevendoti

l'ultimo vizio di nebbia


(Ricerca)
B. N.


Je cherche dans la mémoire future
un point lointain qui ne soit pas déjà passé
et qui n’aurait pas le goût amer
de la tristesse .

Dans mon vin noyé, j’ai choisie,
en te buvant

L ‘ultime visage de brume


Recherche
Beatrice Niccolai
tradotta da
Guidu Antonietti Di Cinarca




Beatrice Niccolai








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Beatrice Niccolai


dentro a un pentagramma


In my secret life
Leonard Cohen








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